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Università in Italia: solo 8 quelle promosse in "Terza Missione"

08 maggio

Centro:

In Gran Bretagna la chiamano “Terzo Flusso” (“Third Stream”), negli Stati Uniti “Third Mission”, in Danimarca è prevista e regolata da una legge dello Stato, in Italia è lasciata alla volontà e alla capacità di applicazione dei singoli atenei, nella maggior parte dei casi ancora poco strutturati, ma anche poco sostenuti, sia nella programmazione delle attività che nella loro comunicazione.

Ad inizio 2017 solo il 10% degli Atenei italiani promuove e comunica la propria “Terza Missione“, un obiettivo e un’opportunità di responsabilità sociale che le università del nostro Paese hanno con merito voluto aggiungere a quello della Formazione e a quello della Ricerca.
È questo il dato più significativo registrato dall’indagine promossa dall’Osservatorio Socialis e condotta da Alessandro De Chirico (vincitore del Premio Socialis 2016 per tesi di laurea sulla CSR e lo sviluppo sostenibile) su 82 atenei italiani (elenco CRUI tra pubbliche e private) tra gennaio e marzo 2017.
Lo studio si focalizza sulla comunicazione online dei contenuti della Terza Missione attraverso l’analisi dei siti internet delle università prese in esame. Il web è infatti uno dei principali canali di informazione che le istituzioni degli atenei utilizzano per la comunicazione interna e soprattutto per quella esterna, per dialogare con studenti, istituzioni, territorio.
Solo 8 atenei su 82 censiti (meno del 10%) presentano nella propria homepage un’apposita sezione del sito che riguarda lo scopo e lo spirito della Terza Missione delle università:
IUSS di Pavia,Bergamo, Bolzano, Cagliari, Perugia, Pisa, Urbino, Venezia “Ca’ Foscari”.

Troppo pochi, considerando la grande opportunità prodotta dalla diffusione di questo impegno: trasferire conoscenze, relazione, servizio dalle università al resto della società.
La Terza Missione è in qualche modo la responsabilità sociale delle università, e si affianca ai due compiti canonici della formazione e della ricerca. È la messa a disposizione delle conoscenze prodotte, è il dialogo e lo scambio con la politica, l’economia, la società civile, è un comportamento più attento allo sviluppo sostenibile.
E’ dunque un obiettivo da promuovere e far conoscere con più efficacia, e da perseguire, per fare in modo che i centri del sapere non rimangano lontani dalla realtà quotidiana ma anzi favoriscano con il loro contributo concreto la crescita economica del territorio e mettano a valore per tutti il patrimonio scientifico e culturale.